L’eredità di Amoris laetitia : la crescita e la grazia sacramentale

23/06/2026 | Tutte le novita teologiche

Marie-Lætitia Calmeyn
Il matrimonio di Anna e Gioacchino. Icona russa, xviiie secolo.

 

A dieci anni dalla pubblicazione di Amoris laetitia, quale bilancio trarre da questo testo che ha segnato la pastorale della Chiesa?

Dopo il contributo di Alain Thomasset s.j., che sottolineava la fecondità delle intuizioni pastorali dell’esortazione apostolica, diamo la parola a Laetitia Calmeyn, docente di teologia morale al Collège des Bernardins, consultrice presso il Dicastero per la Dottrina della Fede e membro del comitato di redazione della NRT.

La sua analisi propone una rilettura di Amoris laetitia a partire dal legame tra kerigma, discernimento e vita sacramentale. Ricordando che i sacramenti non sono la ricompensa dei perfetti, ma un aiuto offerto ai credenti lungo il cammino, mostra come l’esortazione di Papa Francesco inviti ad articolare meglio l’accompagnamento pastorale, la crescita spirituale e la logica della grazia. A dieci anni dalla sua pubblicazione, Amoris laetitia appare così come un invito a riscoprire il Vangelo della famiglia alla luce della misericordia e della vita sacramentale.

 

 

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Il rinnovamento pastorale di Amoris laetitia, avviato dieci anni fa, nasce da un approfondimento del kerygma che porta ad articolare misericordia, legge e discernimento.

Dopo aver ricordato come il kerygma non smetta mai di trasformare la vita cristiana, vedremo che questa prospettiva trova naturalmente il suo prolungamento in una riflessione sulla vita sacramentale. Infatti, se il discernimento mira a riconoscere l’azione della grazia nelle situazioni concrete, è altrettanto importante comprendere come i sacramenti accompagnino questa crescita spirituale, sostengano la libertà umana e configurino sempre più i credenti a Cristo. La questione sacramentale appare così come uno dei luoghi privilegiati per approfondire la logica teologica sottesa ad Amoris laetitia.

I Il kerygma, la misericordia e il discernimento al centro dell’accompagnamento pastorale

La riflessione pastorale sviluppata in Amoris laetitia affonda le sue radici nell’annuncio della salvezza offerta da Cristo. Meditando sul Salmo 128, Papa Francesco presenta la famiglia non come un ideale astratto, ma come il luogo concreto in cui Dio dispiega la sua opera di salvezza nonostante le fragilità umane (AL 8-30 ; 58 ; 200). Questa prospettiva si ricollega a ciò che san Giovanni Paolo II definiva «il Vangelo della famiglia»: annunciare la grazia già all’opera nell’esistenza delle persone.

In questa prospettiva, il kerigma occupa un posto centrale. Il cuore della fede cristiana consiste nell’incontro con l’amore salvifico di Cristo. Accompagnare significa essere testimoni privilegiati di questo incontro. L’accompagnatore è quindi chiamato a una conversione permanente: imparare ad ascoltare di più, a guardare in modo diverso, a discernere più profondamente la salvezza di Dio per annunciarla. Non c’è situazione, né sofferenza che Cristo non abbia assunto sulla croce. La nostra fede ci invita a contemplare il modo in cui il Signore ci precede presso coloro che ci affida. È infatti alla luce di questa salvezza che si apre per ciascuno un cammino pastorale (AL 58 ; 312) . È così che Papa Francesco ha invitato a una conversione pastorale che riguarda l’intera Chiesa, chiamata, alla luce del Salvatore, a diventare sempre più un luogo di accoglienza e di integrazione, capace di «allargare lo spazio della sua tenda» (cfr. AL 96 ; 299 ; 312).

Questo approccio non modifica la dottrina della Chiesa, ma rinnova il modo di andare incontro alle persone a partire dalla misericordia evangelica. Nella prospettiva biblica, non esiste opposizione tra legge e misericordia: la legge è data per condurre alla vita e trova il suo compimento nell’azione dello Spirito. Il discernimento non consiste quindi nel classificare le situazioni vissute dalle persone secondo categorie astratte, ma nel riconoscere come la grazia di Dio agisce in una vita concreta e quale bene diventa possibile qui e ora (AL 300 ; 303 ; 305) .

Questo approccio si inserisce nella tradizione della «legge della gradualità» richiamata da san Giovanni Paolo II (Familiaris consortio 34). Non si tratta mai di una gradualità della norma morale, ma del riconoscimento del carattere progressivo della crescita spirituale. La vita cristiana – quella di chi è accompagnato e quella di chi accompagna – appare così come un cammino di conversione permanente, accompagnato dalla grazia di Dio che conduce ciascuno verso una comunione sempre più profonda con il Signore (AL 95 ; 308).

II I sacramenti al servizio della crescita spirituale

In che modo i sacramenti accompagnano le persone in questa crescita spirituale e nella loro progressiva configurazione a Cristo?

Papa Francesco riprende un’intuizione costante della tradizione cattolica: i sacramenti non sono ricompense concesse ai perfetti, ma rimedi e aiuti destinati a sostenere i credenti nel cammino della conversione (AL 305, nota 351). Questa affermazione si inserisce in un’antica tradizione che già san Tommaso d’Aquino esprimeva presentando i sacramenti come mezzi di guarigione e di crescita nella vita di grazia1. Ma la grazia sacramentale non si sostituisce mai alla libertà umana; la guarisce, la rafforza e la apre maggiormente alla comunione con Dio. Per questo motivo papa Francesco tiene conto della soggettività umana e dei fattori che possono ostacolarla (cfr. CEC 1735).

D’altra parte, merita di essere sottolineato il legame tra la pratica pastorale che emerge da Amoris laetitia e l’azione trinitaria. Lo Spirito Santo, che agisce attraverso la grazia dei sacramenti, rende concretamente possibile la risposta delle persone (fedeltà, perseveranza, crescita, trasformazione delle prove: cfr. AL 73, 308, 317) ai confini e nel cuore della Chiesa, dove si effonde «in mezzo alla debolezza umana» (AL 308) .

Per approfondire questa riflessione, è utile considerare in modo positivo il modo in cui i sacramenti coinvolgono la libertà umana e consentono a ogni persona, qualunque sia la sua situazione, di crescere nella grazia. Senza pretendere di trattare qui l’insieme dei sacramenti, possiamo innanzitutto rivolgerci a quello che costituisce, in un certo senso, il cuore di ogni vita sacramentale: l’Eucaristia.

L’Eucaristia

La celebrazione eucaristica non esclude nulla dell’esistenza umana; al contrario, abbraccia l’intera creazione e l’insieme delle nostre azioni per orientarle verso il loro compimento in Dio. Essa apre così a una libertà sempre più grande, accolta come frutto della grazia della salvezza.

Dal segno della croce iniziale, che già segna la nostra partecipazione al mistero pasquale di Cristo, fino al mandato finale che ci chiama a testimoniare il Vangelo nel mondo, la liturgia accompagna il credente in un vero e proprio itinerario spirituale. L’atto penitenziale dispone il cuore ad accogliere la Parola di Dio affinché essa si incarni nell’esistenza e la illumini dall’interno. La liturgia della Parola invita così a una progressiva conversione della vita al Vangelo. L’offerta eucaristica rivela, dal canto suo, il senso autentico del dono di sé, che può essere compreso solo alla luce del dono che Cristo fa di sé stesso. Infine, la comunione manifesta e realizza l’unione del fedele con Cristo e con il suo Corpo, che è la Chiesa. Ciascuna di queste tappe comunica una grazia propria, sollecitando al contempo la libera risposta del credente, in modo che la libertà umana si lasci progressivamente trasformare e rafforzare dalla grazia.

Benedetto XVI ha sviluppato in modo particolare questa dimensione in Sacramentum caritatis. L’Eucaristia, scrive, possiede una forza intrinseca di trasformazione che configura progressivamente il fedele a Cristo (Sacramentum caritatis 70-71). Essa non è solo il compimento della vita cristiana; ne è anche il principio vivente.

Pertanto, ricevere Cristo permette anche di scoprire ciò che, nella nostra esistenza, rimane ancora un ostacolo a una comunione più profonda con Lui. La consapevolezza di un peccato o di un ostacolo alla comunione non può essere interpretata come un’esclusione; è una grazia di verità che apre una via di conversione, di riconciliazione e di integrazione. Già san Paolo scriveva: «Ciascuno esamini se stesso prima di mangiare di questo pane e bere da questo calice» (1 Cor 11,28). Commentando questo passo, papa Francesco ricorda che il discernimento non riguarda solo il rapporto personale con il sacramento, ma anche la comunione ecclesiale che esso significa: «L’Eucaristia esige l’integrazione in un unico corpo ecclesiale» (AL 186).

Ricevere il Corpo di Cristo implica quindi riconoscere questo stesso Corpo nella comunità ecclesiale e lasciarsi trasformare dalla carità che esso comunica.

Il matrimonio

Il matrimonio sacramentale esprime il dono totale e irrevocabile degli sposi nella partecipazione all’alleanza tra Cristo e la Chiesa. Questa realtà trova nell’Eucaristia la sua fonte e il suo compimento, poiché è nel dono pasquale di Cristo che gli sposi attingono la grazia del proprio impegno.

Ciò ci porta a riflettere sulla fede richiesta per la celebrazione del matrimonio sacramentale. Nei suoi discorsi al Tribunale della Rota Romana, in particolare nel 2011 e nel 2013, Benedetto XVI ha richiamato l’attenzione sulla questione del legame tra la fede degli sposi e la validità del loro consenso. Una manifesta e grave assenza di fede non compromette forse l’intenzione matrimoniale stessa? Senza mettere in discussione la dottrina tradizionale, egli invitava a riflettere sul rapporto tra la fede personale degli sposi e la loro capacità di volere realmente ciò che la Chiesa intende realizzare quando celebra il matrimonio.

Questa preoccupazione, ripresa in Amoris laetitia, getta luce sull’attuale sviluppo dei percorsi catechumenali per i fidanzati. Questi non mirano semplicemente a trasmettere conoscenze dottrinali, ma a consentire una vera maturazione spirituale che conduca ad accogliere il matrimonio come vocazione e come cammino di santità (AL 205-211).

Quando sussiste un vincolo matrimoniale sacramentale valido, le persone impegnate in una nuova unione si trovano di fronte al significato eucaristico del matrimonio: il fatto di non poter accedere alla comunione sacramentale può allora essere vissuto come un modo per professare tale significato. Ciò non le esclude né dalla vita della Chiesa né dai frutti spirituali della celebrazione eucaristica. Attraverso la loro partecipazione alla liturgia, all’ascolto della Parola di Dio, alla preghiera, alla consacrazione eucaristica e alla vita ecclesiale, continuano a beneficiare delle grazie che illuminano il cammino di ciascuno. La cosa più importante è orientare costantemente la propria libertà sul cammino di santità proprio di ciascuno. Una tale testimonianza invita tutti i credenti a esaminare la propria coscienza alla luce della comunione eucaristica. Esistono altre situazioni o peccati, come quelli dell’orgoglio, della calunnia, ecc., che possono presentarsi come veri e propri ostacoli alla comunione. È una grazia di rivelazione che educa la nostra libertà.

La vita sacramentale fa emergere il desiderio di entrare nell’amore stesso di Cristo e di lasciare che il proprio modo di amare venga progressivamente trasformato da Lui.

Il battesimo

Lo stesso vale anche per il battesimo. Di solito si prevedono due anni di preparazione per i catecumeni adulti. Se è importante segnare delle tappe, si constata che alcuni le superano più rapidamente e che altri rimarranno forse catecumeni per tutta la vita, partecipando a quella grazia che consiste nel vivere la propria fede aderendo progressivamente a quella professata dalla Chiesa. Il cammino di queste persone è fonte di grazia per tutta la Chiesa. La loro progressiva adesione alla fede ecclesiale manifesta la decisione di conformare la propria esistenza al Vangelo e di intraprendere un vero e proprio percorso di conversione. Quando questo impegno viene assunto liberamente e in coscienza, il battesimo può allora essere ricevuto come segno efficace dell’opera che Dio sta già compiendo in loro, per la loro salvezza e l’edificazione di tutta la Chiesa.

Aderire alla fede della Chiesa implica un rapporto personale con Cristo. In questa prospettiva, la preghiera occupa un posto decisivo. L’incontro personale con Cristo permette progressivamente di unificare le diverse dimensioni dell’esistenza: intelligenza, memoria, volontà, affettività, immaginazione, senso. La vita cristiana non consiste solo nel conoscere il bene, ma nel ricevere la grazia che rende capaci di compierlo. Capita che una persona comprenda intellettualmente le esigenze del Vangelo pur rimanendo incapace di viverle pienamente, a causa di ferite profonde o di condizionamenti affettivi. La preghiera diventa allora il luogo in cui l’essere umano impara ad accedere al proprio essere di figlio o figlia di Dio. Ciascuno si apre progressivamente a quella libertà interiore che permette di accogliere la verità della propria storia.

Ogni percorso sacramentale non si inserisce forse in una storia di conversione?

La riconciliazione

Alcune persone possono trovarsi in situazioni in cui non sono ancora in grado di ricevere l’assoluzione sacramentale. Ciò non significa mai che siano escluse dalla misericordia di Dio. L’accompagnamento pastorale consiste quindi nell’aiutarle a discernere le chiamate della grazia già presenti nella loro vita e ad avanzare verso una comunione sempre più profonda con il Signore. Nulla impedisce di pregare il Signore insieme alla persona per implorare il perdono dei peccati che porta con sé e/o che ha confessato. Come abbiamo detto poco fa citando san Tommaso d’Aquino, i sacramenti sono una via ordinaria di salvezza. L’inventiva della carità ci invita anche a esplorare le vie straordinarie2. Il perdono dei peccati commessi permette alle persone di camminare alla luce della misericordia di Dio. Non si tratta innanzitutto di essere in regola, ma di aprirsi alla grazia donata, grazia che porterà i frutti voluti da Dio. L’inventiva pastorale non sostituisce i sacramenti; aiuta a condurre verso di essi. I sacramenti rimangono la via ordinaria della salvezza. Tuttavia, Dio non è mai rinchiuso nei limiti visibili dell’azione sacramentale.

L’unzione degli infermi

Alla fine della vita, chiunque lo chieda sinceramente può ricevere il sacramento del battesimo, quello della riconciliazione, l’unzione degli infermi e il viatico. Questo passo non corrisponde solo a un ricorso ai sacramenti «dell’ultima possibilità». Come mostra la figura del buon ladrone, un’intera esistenza può essere riassunta in un atto di fede e di abbandono. Non è la sofferenza in sé a guidare il ladrone, ma, più precisamente, il modo in cui Cristo la illumina con il dono della sua vita. È questo il senso di unzione degli infermi. Ogni esistenza, in un determinato momento, è messa alla prova e pone la questione del senso. Il Vangelo ci fa scoprire che non c’è male o sofferenza che Cristo non abbia assunto per amore. Lasciarsi raggiungere da questo amore nel cuore della sofferenza, che è anche quella di tutta l’umanità, significa partecipare alla grazia della Redenzione. Ci sono così persone che, in un determinato momento, attraverso ciò che vivono, scoprono la grazia del battesimo. Ecco perché è importante che i cristiani siano presenti alle periferie della nostra umanità, agli estremi confini della terra, per testimoniare la vita eterna nel cuore di ciascuno dei nostri limiti, delle nostre finitezze, delle nostre sofferenze e delle nostre morti. I battezzati sono chiamati a vivere del proprio battesimo. Infatti, secondo lo stesso titolo dell’esortazione Amoris Laetitia, «l’amore trova la sua gioia nella verità» (1 Cor 13,6).

 

 

Il matrimonio. Dono, impegno, sacramento

Continua la riflessione nella NRT

Tre articoli di padre Alain Mattheeuws sulle coppie separate e il perdono alla luce di Amoris laetitia, il concetto stesso di matrimonio sacramentale, la morale come percorso di vita cristiana.

Alain Mattheeuws è l’autore del Quaderno della NRT Il matrimonio. Dono, impegno, sacramento.

Pubblicazione il 1° ottobre 2026. Ordinatelo subito qui.

Note a piè di pagina

  • 1 Tommaso d’Aquino, ST iii, q. 65, a. 1.

  • 2 È proprio in questa stessa questione della Somma che Tommaso formula il suo famoso assioma, che egli esprime così: «Dio non ha legato la sua potenza ai sacramenti al punto da non poter conferire senza di essi l’effetto dei sacramenti. Ma ha legato l’uomo ai sacramenti, affinché questi ottenga la salvezza per mezzo loro» (ST iii, q. 65, a. 1, ad 1 ; stessa affermazione in q. 64, a. 7, ad 3).

 

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