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Procreazione e IA: la tecnica che strumentalizza

03/08/2026 | Tutte le Novità teologiche

Brice de Malherbe

L'intelligenza artificiale sta facendo il suo ingresso nelle tecniche di procreazione medicalmente assistita, fino ad automatizzare alcune fasi della fecondazione in vitro. Al di là delle promesse di maggiore efficacia e sicurezza, questa evoluzione invita a interrogarsi sulla visione dell'essere umano che la sostiene. A partire dai criteri dello «sviluppo umano integrale» richiamati dal recente magistero, Brice de Maherbe, docente di bioetica presso il Collège des Bernardins ed esperto presso la Conferenza dei vescovi di Francia, esamina i presupposti antropologici di queste innovazioni e si interroga sul rischio di un passaggio dalla procreazione alla produzione dell'essere umano.

 

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L’«intelligenza artificiale» è ormai introdotta nel campo delle tecniche artificiali di fecondazione. IVI RMA global, che si presenta come il primo gruppo mondiale di medicina della riproduzione, con oltre 200 cliniche in Europa, negli Stati Uniti e in America Latina, e Conceivable Life Sciences, un’azienda biotecnologica newyorkese, hanno recentemente annunciato l’integrazione del primo laboratorio automatizzato di riproduzione umana in una futura clinica di New York nel 20271.

Il laboratorio AURATM – attualmente impegnato in studi clinici – consente infatti l’automazione delle fasi preimpianto del processo di fecondazione in vitro, dalla preparazione della piastra di Petri e del relativo terreno di coltura fino all’incubazione dei giovanissimi embrioni umani prima dell’impianto, passando per la preparazione del campione di sperma, la selezione e la preparazione degli ovociti e l’iniezione di uno spermatozoo in un ovocita mediante ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo). Le diverse fasi sono illustrate da brevi video sul sito di Conceivable Life Sciences2. Lo strumento tecnico consente inoltre una vitrificazione ultrarapida degli embrioni per impianti differiti. Il ricorso all’IA permette di elaborare migliaia di dati per ciclo, mirando all’efficacia, in particolare attraverso la selezione dei gameti ritenuti più idonei a un riuscito sviluppo embrionale.

L’azienda insiste sul fatto che il processo rimane sotto supervisione umana. Tale supervisione consiste soprattutto nell’accertarsi che le diverse macchine e i bracci robotici funzionino «correttamente» e nel monitorare i dati trasmessi sullo schermo, con eventuali interventi puntuali nel processo. Uno dei vantaggi dichiarati dell’impiego dell’IA così combinata con la robotica consiste precisamente nel ridurre il tempo che lo scienziato o l’embriologo di laboratorio dovrebbe altrimenti dedicare ai gesti tecnici che conducono alla fecondazione di un ovocita mediante ICSI. Tra gli altri vantaggi elogiati figurano una migliore tracciabilità dei fluidi per evitare qualsiasi confusione d’identità, una selezione dei gameti più «performanti» e la massima riduzione dei rischi di «contaminazione».

Questo impiego dell’IA, associata alla robotica, nel campo delle tecniche artificiali di fecondazione sarebbe al servizio dello «sviluppo umano integrale»3, per riprendere un criterio fondamentale di discernimento etico ricordato da papa Leone XIV in Magnifica Humanitas sulla scia dei suoi predecessori? Il Santo Padre indica due punti di riferimento essenziali per giudicare se un progresso tecnico comporti un progresso in umanità: «la visione antropologica che lo guida» e i «fini che persegue» (Magnifica Humanitas 94).

I Un fine davvero benefico?

L’ampia diffusione e accettazione delle tecniche cosiddette di «procreazione medicalmente assistita» dipende dal fatto che esse hanno come fine la nascita di un bambino per uno o più adulti che lo desiderano. La nascita di un bambino è di per sé una buona notizia. Che il progresso tecnico faciliti la nascita di un bambino sembra a priori un progresso umano.

Tuttavia, possono sorgere numerosi interrogativi, tanto per una nascita desiderata nel contesto di una gravidanza ottenuta mediante una tecnica artificiale di fecondazione quanto per qualsiasi altra gravidanza:

  • Il bambino sarà accolto se è portatore di una disabilità o di un grave problema di salute?
  • Sarà accolto in un ambiente familiare che favorisca la sua crescita umana?
  • Sarà informato, e in che modo, delle circostanze del suo concepimento? Con quale impatto sulla sua psiche?

Sappiamo che la Chiesa, fedele all’insegnamento del suo Salvatore, invita ad accogliere ogni bambino come un dono e non come qualcosa di dovuto e afferma, come esprimeva papa Francesco, che «l’amore coniugale tra un uomo e una donna e la trasmissione della vita sono ordinati l’uno all’altra4». In altri termini, il fine buono della nascita sperata di un bambino merita di essere esaminato più da vicino, senza lasciarsi impressionare – o sopraffare – dalle possibilità tecniche. Il magistero cattolico ha più volte espresso, in modo argomentato, il proprio giudizio negativo sulle tecniche di fecondazione artificiale e, – senza dimenticare il necessario accompagnamento pastorale delle coppie «che soffrono per la mancanza di figli» –, non posso che rinviare, per esempio, alle istruzioni Donum vitae (1987) e Dignitas personae (2008) della Congregazione per la dottrina della fede.


Su questi testi, si veda:
  • Albert Chapelle s.j., « Le clonage d’êtres humains », NRT 123-1 (2001), p. 27-45
  • Alain  Mattheeuws s.j., « Le “corps embryonnaire”. Une avancée de Dignitas personae », NRT 134-4 (2012), p. 606-627
  • Pierre d’Ornellas, Thierry Collaud, Albert Chapelle, Xavier Dijon, Alain Mattheeuws, Bioéthique. Vulnérabilité et communion, collana Cahiers de la NRT, éditions CLD, 2018, 176 p., ISBN 978-2-85443-589-4, da ordinare qui

In questi documenti troviamo precisamente la preoccupazione di situare il giudizio etico in una prospettiva insieme antropologica e teologica. Alla luce dell’esperienza umana e di una lunga tradizione filosofica, si ricorda che la natura umana «è al tempo stesso corporea e spirituale5» e che è a partire da questa unità di corpo e anima spirituale che occorre discernere riguardo ai mezzi adottati per concepire un essere umano. A ciò si aggiunge il dato della fede, che permette di «elaborare una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione6». A questo proposito, san Giovanni Paolo II ci ha consegnato un pensiero particolarmente ispirato: «nella biologia della generazione è inscritta la genealogia della persona7». La storia di ciascuno, arricchita o appesantita dalle generazioni che lo hanno preceduto, passa attraverso il processo biologico della fecondazione. Essa trova in Dio il proprio inizio e il proprio fine.

II Un’antropologia dualista

Ora, la proposta di concepire un nuovo essere umano in un laboratorio sempre più automatizzato, nel quale gli attori principali sono bracci robotici e un’IA priva di corpo, affetti e coscienza, testimonia una visione antropologica che guida fin dagli inizi le tecniche di fecondazione artificiale: un’antropologia dualista. Il filosofo Olivier Rey affermava recentemente che un simile dualismo «non ha mai regnato tanto», secondo una forma generale che non ha nulla a che vedere con il dualismo cartesiano: «da una parte una volontà senza limiti, dall’altra una materia priva di consistenza, sulla quale la volontà ha piena libertà di esercitarsi per raggiungere i propri fini8». Qui si tratta di una dissociazione spirito-corpo che è artificiale e non reale nell’embrione.

Di fatto, le tecniche di fecondazione artificiale trovano la propria giustificazione nel «progetto genitoriale», espressione della volontà dei potenziali genitori, a disprezzo del loro corpo, ridotto a semplice materiale privo di significato. L’embrione, invece, è considerato soltanto nella sua dimensione biologica di organismo, senza alcuna dimensione spirituale: non è che un po’ di materia priva di reale consistenza, che può essere manipolata in laboratorio e «vitrificata».

III Procreazione o produzione?

L’introduzione dell’IA, associata alla robotica, non fa che accentuare il difetto originario delle tecniche di fecondazione artificiale: l’antropologia che le guida è un’antropologia dualista che, sotto la copertura di buoni sentimenti e spesso di profitti lucrativi, conduce ad attentati contro la dignità umana. Attraverso la dissociazione tra l’unione carnale e il concepimento, come aveva ben compreso il professor Vial Correa, si è passati dalla procreazione alla produzione, con il conseguente sviluppo della R&S per migliorare l’embrione «prodotto9». In questo quadro, sottolinea il filosofo Dominique Folscheid ispirandosi a Martin Heidegger, la tecnica non è più semplicemente strumentale, ma diventa strumentalizzante:

La novità consiste nel fatto che si è passati dalla téchne come modalità di collaborazione con la natura alla tecnica moderna come «provocazione» nei confronti di quella stessa natura, il che si traduce concretamente nel suo «asservimento»10.

Lungi dal contribuire allo sviluppo umano integrale, la combinazione dell’IA e della robotica nella procreatica non fa che rafforzare una disumanizzazione della trasmissione della vita, in un contesto più ampio che cerca di affrancarsi dai «limiti» del corpo sessuato, favorendo per esempio un modello di filiazione per consenso sempre più dissociato dalla filiazione fondata sul legame carnale. Sarebbe bene che, in coscienza, i nostri fratelli e sorelle in umanità si fermassero a riflettere su questa fuga in avanti. Selezione, rifiuto, riduzione alla funzionalità o al gene. Tali azioni o modi di pensare si richiamano a criteri denunciati da Benedetto XVI:

La dignità umana non può essere identificata con i geni del DNA dell’essere umano e non è diminuita dall’eventuale presenza di differenze fisiche o di difetti genetici11.

In ogni caso, rileggiamo queste parole di papa Francesco:

Pensiamo a quanto vale quell’embrione fin dal momento in cui viene concepito! Bisogna guardarlo con gli occhi d’amore del Padre, che vede al di là di ogni apparenza12.


1. https://www.prnewswire.com/news-releases/ivi-rma-global-and-conceivable-life-sciences-announce-partnership-to-deploy-the-first-automated-ivf-lab-in-the-us-302816394.html, consultato il 27/07/2026.

2. https://www.conceivable.life/ivf-tech, consultato il 27/07/2026.

3. Leone XIV, Lettera enciclica sulla tutela della persona umana nell’era dell’intelligenza artificiale Magnifica Humanitas, 15 maggio 2026, n.o 93.

4. Francesco, Esortazione apostolica postsinodale Amoris Laetitia, 19 marzo 2016, n.o 81.

5. Donum Vitae, I, 1.

6. Dignitas Personae 3.

7. Giovanni Paolo II, Lettera alle famiglie, 1994, n. 9.

8. Intervista in Le Figaro del 24 luglio 2026, p. 17.

9. Cfr. J. de D. Vial Correa, «¿Procrear o producir?», Humanitas. Revista de antropología y cultura cristiana 2/5 (1997).

10. D. Folscheid, Made in labo. De la procréation artificielle au transhumanisme, Cerf, 2019, p. 46.

11. Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti alla XX conferenza internazionale organizzata dal Pontificio Consiglio per la pastorale della salute sul tema del genoma umano (19 novembre 2005).

12. Francesco, Amoris Laetitia 168.

 

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