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Il primo testo importante del pontificato di Leone XIV si inserisce in una forte continuità con quello di Francesco: non solo si tratta di un testo scritto da un papa e ripreso dal successore, ma il tema stesso può riassumere il pontificato di Francesco, pur dando un colore proprio a quello, appena iniziato, di Leone XIV. Il nuovo papa apre così il suo pontificato ricordando il posto dei poveri nella vita della Chiesa e nel disegno di Dio.
La nostra prospettiva, necessariamente limitata, sarà semplice: individuare alcune questioni teologiche che emergono in questo documento e che contribuiscono a conferirgli la sua originalità.
I Cosa ci insegna la storia della Chiesa?
Il richiamo alla storia, antica e recente, costituisce l’essenziale del testo: il capitolo II ricorda la storia biblica, il capitolo III elenca varie figure di attenzione ai poveri nella storia cattolica, e il capitolo IV segue la recente evoluzione della dottrina sociale della Chiesa. Seguendo Benedetto XVI con Deus caritas est (2005) e poi Francesco con Evangelii Gaudium (2013), Leone XIV riafferma il posto centrale che i poveri occupano nella Chiesa. È con loro, afferma il nuovo papa, che la Chiesa compie pienamente la sua missione:
« L’amore per i poveri […] è la garanzia evangelica di una Chiesa fedele al cuore di Dio. Infatti, ogni rinnovamento ecclesiale ha sempre avuto tra le sue priorità questa attenzione preferenziale verso i poveri » (§ 103).
Con la Bibbia e i Padri, il papa ricorda che l’impegno per la giustizia, accanto ai poveri, è un criterio della verità del culto reso a Dio (§ 17), poiché la liturgia e l’attenzione ai poveri risultano inseparabili (§ 40).
Come si può vedere, Leone XIV non offre una lettura neutra della storia, tutt’altro. Due aspetti lo mostrano in modo particolare.
Da una parte, raccontare questa storia significa fare opera di esortazione: il papa intende « ricordare questa storia bimillenaria di attenzione ecclesiale verso i poveri e con i poveri, per mostrare che essa fa parte integrante del cammino ininterrotto della Chiesa » (§ 103). Rivisitare la storia significa dunque invitare i cattolici a essere all’altezza della loro stessa tradizione.
Dall’altra, il papa rilegge questa storia a partire da prospettive molto attuali. Il suo racconto risulta orientato dalla questione della povertà così come si presenta oggi. Per esempio, Leone XIV insiste sulla cura dei poveri nei monasteri, e la interpreta in termini molto contemporanei: i monasteri hanno rifiutato la « cultura dell’esclusione », contribuendo a una « pedagogia cristiana dell’inclusione » (§ 56-57). Lo stesso vale per l’elemosina: il papa ricorda il posto che essa ha avuto nei primi secoli (§ 43, 46), per poi reinterpretarla per la nostra epoca in modo diverso (§ 116-121) – su questo torneremo.
II I poveri, soggetti della storia più che oggetti di carità
Leone XIV insiste sul fatto che i poveri non sono soltanto i beneficiari della carità ecclesiale, ma sono soggetti di fede, di vita spirituale. Più in generale, partecipano alla storia comune, anche se il loro posto è spesso ignorato. Questo è un accento crescente nel magistero pontificio: era già presente in Evangelii Gaudium (§ 199), poi nel Documento finale del Sinodo 2021-2024 (§ 19), ma qui trova una nuova centralità.
Che i poveri siano soggetti della storia appare nella vita sociale: sono impegnati in una resistenza incessante, che rimane largamente inosservata (§ 14). Di conseguenza,
« l’esperienza della povertà dona loro la capacità di riconoscere aspetti della realtà che altri non riescono a vedere, ed è per questo che la società ha bisogno di ascoltarli » (§ 100).
Che i poveri siano soggetti è altrettanto vero sul piano ecclesiale. Leone XIV arriva ad affermare che, quando ci avviciniamo ai poveri, dobbiamo piuttosto incontrare Dio in loro, piuttosto che pretendere di portare loro Dio, poiché i poveri sono « maestri di Vangelo » (§ 79). È precisamente la prova, anzi la sofferenza che i più poveri conoscono, a dar loro una familiarità con il Vangelo e una capacità di evangelizzare (§ 102). Tale affermazione si comprende tenendo conto del fatto che il Vangelo è stato annunciato dal Cristo a contatto con i poveri (§ 18-22), tanto che per comprenderlo è necessario ascoltare proprio loro.
Perché questa insistenza sull’essere-soggetto dei poveri non resti una semplice petizione di principio, Leone XIV richiama l’attenzione sulle « comunità povere », che costituiscono concretamente dei veri soggetti all’interno della Chiesa (§ 100). Questa attenzione a che i poveri siano « soggetti » e non solo « oggetti di carità » appare anche quando il papa riprende la questione dell’elemosina. La priorità, secondo lui, è di favorire l’accesso dei poveri a un lavoro dignitoso: ciò permette loro di contribuire alla costruzione condivisa di un mondo comune (§ 115). L’elemosina viene solo in secondo piano (§ 116-121), come modo di umanizzare le relazioni impregnandole d’amore.
III Assumere l’eredità latinoamericana
Raramente un papa ha assunto in modo così esplicito l’eredità della Chiesa latinoamericana, nella quale si è sviluppata la teologia della liberazione. I testi magisteriali avevano già integrato alcuni concetti nati in questo corrente teologica, come l’opzione preferenziale per i poveri o le strutture di peccato, che si ritrovano in Dilexi te (§ 16, 90, 97, 101, 121). Tuttavia, l’omaggio, che occupa una parte significativa del capitolo IV, non era mai stato così chiaro. Arriva persino a reinterpretare in senso favorevole a questa corrente l’Istruzione su alcuni aspetti della teologia della liberazione, pubblicata nel 1984, il cui tono era più vicino alla disapprovazione che all’incoraggiamento – anche se sfumato da un documento di pari rango, pubblicato due anni dopo.
L’opzione preferenziale per i poveri è un asse che orienta l’intero Dilexi te. Essa indica tanto la vita della Chiesa quanto un criterio di giustizia politica. Soprattutto, come i suoi due predecessori, Leone XIV colloca l’opzione preferenziale per i poveri in Dio stesso, che sceglie i poveri per misericordia e ne fa i primi beneficiari e i primi testimoni del suo Regno:
« La salvezza non è un’idea astratta, ma un’azione concreta. […] Il Regno di Dio comincia tra i più vulnerabili » (§ 52).
Il vescovo di Roma prende dunque atto di tutto ciò che una corrente teologica ha portato all’intera Chiesa cattolica. È interessante notare che egli colloca questo omaggio alla Chiesa latinoamericana subito dopo la sua rilettura del Concilio Vaticano II come « tappa fondamentale nel discernimento ecclesiale sui poveri alla luce della rivelazione » (§ 84). Il papa si mostra attento non solo ai testi conciliari, ma anche all’evento del concilio stesso, ricordando il gruppo « Chiesa dei poveri », evocato attraverso il suo principale portavoce, il cardinale Lercaro.
IV Quale prospettiva biblica?
Chiunque termini la lettura del documento avrà notato la preminenza di Mt 25,31-46, la famosa scena del giudizio in cui il Cristo si identifica con i poveri. Essa è accompagnata da una bella lettura di Mt 26,8-11: quando Gesù dice ai discepoli che i poveri saranno sempre con loro, indica loro un « luogo » dove incontrarlo (§ 4-5).
Tuttavia, questa identificazione non è l’unica prospettiva: coesiste con una seconda, che potremmo chiamare quella della misericordia. Essa insiste piuttosto sulla libertà di Dio, che viene per primo verso i poveri e prende le loro difese nella storia. L’esortazione si apre così con l’indirizzo del Risorto a « una comunità cristiana che non aveva né importanza né risorse », quella che dà il titolo al documento: « Ti ho amato » (§ 1). Prosegue poi con una citazione del Magnificat, che annuncia la vena politica di numerosi passaggi, su cui non ci soffermiamo qui. Questa vena della misericordia corrisponde alla scelta di Dio in favore dei poveri. Di conseguenza, ciò che conta non è identificare i poveri con Cristo, ma piuttosto valorizzare la relazione tra i poveri e Cristo.
Il legame tra questi due paradigmi – l’identificazione dei poveri con Cristo e la misericordia di Dio verso i poveri – è garantito dalla rilettura del Vangelo:
« La storia veterotestamentaria della predilezione di Dio per i poveri e del desiderio divino di ascoltare il loro grido […] trova in Gesù di Nazaret la sua piena realizzazione » (§ 18).
Di fatto, « questa povertà toccava tutti gli aspetti della vita di Cristo », fino a fargli sperimentare « la stessa esclusione che caratterizza la condizione dei poveri » sulla croce (§ 19). Il Cristo non è soltanto colui che si incontra nei poveri, ma è anche « colui che, oggi nella storia, viene a realizzare la prossimità amorosa di Dio, che è prima di tutto un’opera di liberazione per coloro che sono prigionieri del male, per i deboli e i poveri » (§ 21).
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Così, l’intero documento, nei suoi vari accenti, illustra la convinzione enunciata già al § 7:
« La scelta preferenziale in favore dei poveri genera un rinnovamento straordinario, tanto nella Chiesa quanto nella società, quando siamo capaci di liberarci dall’autoreferenzialità e di ascoltare il loro grido. »
François ODINET
Sul medesimo tema, nella NRT
- François ODINET, « Il Vangelo, promessa per i poveri », NRT 140/2 (2018), p. 258-275. (Quando le persone molto povere meditano il Vangelo, lo fanno con gravità. Ai loro occhi, ciò che è in gioco nell’incontro tra i personaggi evangelici e Gesù è una questione di vita o di morte.)
- Laure BLANCHON e Christophe PICHON, « Quando i molto poveri dicono di sperare », NRT 147/4 (2025), p. 574-592. (Sperare a partire dalle sofferenze è messo alla prova del tempo, il tempo dell’impegno nella durata, un modo di vivere la propria storia e nella storia, nonostante tutto.)
- François ODINET, « Tutto comincia con l’ascolto ». A proposito di F.-M. Le Méhauté, Rivelato ai più piccoli. Una teologia in ascolto dei più poveri (2022), NRT 145/2 (2023), p. 307-313. (Il dialogo con i più poveri è l’ambiente indispensabile all’esercizio di un autentico magistero.)
- François ODINET, « Le “vere dimensioni” della risurrezione », NRT 144/4 (2022), p. 541-558. (A partire dai più poveri, si rivelano dimensioni nascoste della nostra fede nella risurrezione.)
- Claire COUTELIER, « Bonaventura racconta Francesco d’Assisi e il suo amore per i poveri », NRT 124-2 (2002), p. 178-192. (Francesco è diventato l’umile amico di Cristo, il Povero per eccellenza, e il fratello amorevole di tutti i poveri e dei malati.)
- Célestin SAGNA, « Il Cristo per i poveri nell’opera di G. Bernanos », NRT 123/3 (2001), p. 415-431. (L’intervento di Gesù Cristo a favore dei poveri è ben lontano dall’essere un’esaltazione della povertà in sé, ma piuttosto della misericordia di Dio per tutti gli uomini.)
- Laurent PIDOLLE, « L’amore per i poveri e il suo fondamento nella confessione cristologica di S. Leone Magno », NRT 135/2 (2013), p. 196-217. (La misericordia verso il prossimo è il prezzo o la chiave del Regno.)
Altrove su internet
- Altre risorse di carattere pastorale sul sito del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale