La sinodalità non deve ridursi a una questione di assegnazione di posti nella Chiesa, ma deve essere radicata nel servizio della comunione, a immagine di Cristo che dà la vita per tutti. Il governo della Chiesa è quindi una chiamata a far crescere questa comunione, riconoscendo l'alterità, in particolare tra uomini e donne, come condizione essenziale. La vocazione diaconale, profondamente legata al servizio, è fondamentale per evitare il clericalismo. Infine, è nell'Eucaristia, fonte della nostra partecipazione alla vita divina, che si illumina il vero governo, orientato alla salvezza e al bene comune.
Quando si parla di governance in un contesto sinodale, c'è il grande rischio di concentrarsi sui posti da occupare intorno alla tavola del banchetto. Certi “lamenti” sono talvolta espressi in termini di richieste: dove sono i poveri? Che posto hanno le donne? I giovani hanno voce in capitolo? Come si possono integrare i religiosi?
Nel Vangelo, coloro che stavano meditando sui posti che potevano occupare sono stati invitati ad adottare un atteggiamento più profondo. Cristo offre una bella risposta che è ancora attuale
Come sapete, i governanti delle nazioni sono i loro padroni e i grandi fanno sentire il loro potere. Ma tra voi non sarà così: chi vorrà diventare grande tra voi sarà vostro servitore e chi vorrà essere il primo tra voi sarà vostro schiavo. Così il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti (Mt 20,17-28).
Non ci può essere partecipazione alla vita della Chiesa se non al servizio di una comunione crescente. Questa comunione implica che ciascuno, secondo la sua vocazione e il suo stato di vita, entri nel dono che Cristo ci fa della sua vita. La partecipazione alla vita della Chiesa e il servizio della comunione sono radicati nell'Eucaristia di Gesù Cristo.
L'autorità impegna la consapevolezza della comunione nell'“alterità”.
Per avvicinarci alla nozione di governo, dobbiamo prima definire il modo in cui l'autorità impegna la consapevolezza della comunione. Il Libro della Genesi ci ricorda che l'uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio. La vocazione dell'uomo implica che egli debba corrispondere a questa immagine inscritta in lui. Ciò che caratterizza l'essere umano è che è stato creato all'interno della comunione trinitaria. A differenza delle altre creature, che scaturiscono immediatamente dalla Parola creatrice - “Dio disse e fu” - l'essere umano è creato a partire da un progetto espresso al plurale: “Facciamo l'uomo a nostra immagine”. È creato all'interno della comunione trinitaria, per realizzare una maggiore comunione tra gli esseri umani e con l'intera creazione. E per fare questo, il Signore “lo creò maschio e femmina”. L'alterità radicale inscritta nella creazione dell'essere umano è il marchio di Dio. Questa alterità fondante è la condizione stessa della comunione e dell'integrazione di ogni altra forma di alterità. In altre parole, l'altro è per me il riflesso di Colui che è all'origine di tutte le cose e dal quale ricevo la vita. L'alterità è il cammino verso ciò che sono, verso questa vita che sono chiamato a far crescere.
Al servizio dell'altro
La comunione può essere realizzata solo in risposta alle prime parole che Dio ha rivolto all'uomo e alla donna dopo averli creati: “Siate fecondi e dominate”. La fecondità in questione riguarda tutte le dimensioni del nostro essere (corporea, psicologica e spirituale). È proprio mettendosi al servizio della vita degli altri, della vita donata da Dio, che si può stabilire la comunione e che gli esseri umani possono accedere a ciò che sono.
Nel libro della Genesi, la chiamata a essere fecondi precede quella a dominare, proprio perché il dominio in questione può essere compreso solo a immagine di Dio, cioè essendo al servizio della vita. Il secondo racconto della creazione spiega il modo in cui l'essere umano include in sé tutta la creazione Nato dalla terra, è modellato e dotato di un'anima spirituale. È quindi legato a tutte le creature terrene e spirituali. Dalla Genesi in poi, quindi, è in uno spirito di servizio alla vita degli altri, che mi impegna pienamente con tutta la mia umanità in coscienza, che può esserci un'autorità giusta: essa valorizza il bene comune, il dono della vita in tutta la creazione.
L'autorità nell'Eucaristia
Il peccato ha creato un abisso nel nostro rapporto con Dio, con noi stessi e con gli altri. Il rapporto con la comunione, con il dono della vita e con il bene comune sarà segnato dalla concupiscenza. L'alleanza di Dio consisterà nell'offrire all'uomo un modo per riscoprire ciò per cui è stato creato. Il sabato è un luogo speciale per questa riscoperta. Contemplare il riposo di Dio nella creazione - il modo in cui il Signore continua a dare la vita - e associarsi a questo riposo, a questo dono di vita, è la condizione per adempiere agli altri comandamenti, che riguardano il nostro rapporto con il prossimo.
Partecipiamo alla pienezza del riposo di Dio nell'Eucaristia È rimanendo nell'azione di grazia che onorerò mio padre e mia madre, non ucciderò, non commetterò adulterio...”. Le dieci parole sono presentate come un modo per riscoprire la giusta autorità. Questa può essere compresa e vissuta solo attraverso l'azione della grazia. L'unica coscienza umana è quella il cui giudizio si adegua all'azione della grazia, al dono della vita, al bene comune.
Comunicare la vita di Cristo
È l'evento dell'Incarnazione che permetterà all'uomo non solo di situarsi in relazione al dono della creazione e al dono della vita, ma più profondamente in relazione al dono della redenzione. Non siamo più chiamati semplicemente a riconoscere e comunicare la vita che riceviamo da Dio, ma siamo chiamati più profondamente a comunicare la vita di Cristo. La comunione cristiana non consiste semplicemente nel servire la vita degli altri, ma nell'essere al servizio della loro salvezza, della nuova legge che è l'amore di Cristo per loro. La vera autorità vissuta dalla coscienza cristiana consiste nel servire la salvezza degli altri. Non contemplo più solo il dono della vita che lo anima, ma il fatto che Cristo ha dato la vita per lui.
È così che intendo la mia partecipazione alla vita della Chiesa. È una partecipazione eucaristica L'Eucaristia di Gesù ci mette in relazione gli uni con gli altri in uno spirito di servizio, secondo i carismi di ciascuno.
La Chiesa, per la quale Cristo ha dato la vita
Durante il suo recente viaggio in Belgio, il Santo Padre ci ha ricordato che la Chiesa è donna. È colei per la quale Cristo ha dato la vita. È in questa luce che Papa Francesco ci invita a comprendere la vocazione delle donne. L'Eucaristia non cessa di comunicarle l'inizio della vita eterna che abita in lei e che lei può poi discernere intorno a sé per darle un nome e farla crescere. Il dono della sua vita da parte di Gesù non solo ristabilisce la comunione originaria, ma rivela anche alla donna la missione di raccogliere la salvezza di Dio per comunicarla agli altri. Questa missione va oltre ogni ministero particolare. Va al di là della Chiesa gerarchica, perché è il principio della Chiesa mistica, la Chiesa che non cessa di venire alla vita divina attraverso un perdono, un atto di carità, ecc.
La missione della donna, segno della generazione trinitaria
Come il mattino della risurrezione, la missione della donna è principale. Veglia sulla vita che nasce per aiutarla a crescere in tutte le sue dimensioni. Per questo la missione che Gesù affida alla donna nel Vangelo è quella di andare a trovare i suoi fratelli e dire loro che sta salendo al Padre suo e Padre nostro, al suo Dio e Dio nostro. La donna riconosce intuitivamente la relazione di generazione che unisce Gesù al Padre. Ne è il segno, e questo è anche ciò che è chiamata a testimoniare agli apostoli e ai discepoli di Gesù. La coscienza cristiana, infatti, raggiunge la vera autorità solo abbassandosi, contemplando come questo dono della vita divina, questa salvezza, vada più in profondità della prova del peccato, e facendo crescere questa salvezza. La donna, nel suo rapporto intuitivo con il parto, è particolarmente segnata da questi dolori del parto, da questa scelta di vita più profonda della morte, da questa scelta di bene più profonda del male. La vera autorità non consiste innanzitutto nel combattere il male, ma nel promuovere il bene, il dono della vita che discerniamo in coscienza alla luce della redenzione.
Il governo della Chiesa: servire la coscienza cristiana della salvezza
Il governo della Chiesa può essere vissuto solo alla luce dell'Eucaristia, della salvezza che siamo chiamati a servire. Quindi la domanda non è più: “Qual è il posto delle donne, dei religiosi o dei poveri?”, ma: “Come sono al servizio della salvezza di Dio?
Dobbiamo riconoscere come la coscienza cristiana sia chiamata a lasciarsi informare dall'evento pasquale, dalla morte e dalla risurrezione di Cristo. In sostanza, come viviamo il nostro battesimo?
I quattro momenti della libertà cristiana descrivono bene questa dinamica Dopo l'intenzione di situarci in relazione al fine che è la salvezza, dobbiamo fare una scelta che dia espressione concreta a questo orientamento salutare. Ma questo diventerà efficace solo quando la padronanza del mio impegno diventerà un servizio alla vita divina che sempre sgorga e trabocca. È allora che possiamo parlare del frutto dell'azione intrapresa. La chiamata alla fecondità ascoltata nella Genesi si realizza nella vita del Servo quando si abbassa per ascoltare, per raccogliere questa vita divina che è più profonda della prova del peccato e della morte.
La vocazione diaconale
La vocazione diaconale mi sembra decisiva da questo punto di vista. L'unico modo per diventare sacerdote o vescovo è rimanere diacono. Il diaconato è un antidoto al clericalismo. Finché si è al servizio, si è liberi dalla tentazione del “potere”. A mio avviso, è una “vergogna” che i seminaristi siano “ordinati diaconi in vista del sacerdozio”. Per molti il diaconato è visto come un “trampolino di lancio verso il sacerdozio”, con il rischio di perdere la configurazione a Servo dei servi. I giovani dovrebbero entrare in seminario per diventare diaconi e alcuni di loro potrebbero, dopo il discernimento della loro vocazione, essere ordinati sacerdoti. La vocazione diaconale ministeriale significa il carisma diaconale dei battezzati. È servendo la vocazione degli altri che entro in comunione e compio la mia vocazione. La comunione vissuta in questo modo nella Chiesa può diventare fermento per l'edificazione della società.
Alcuni suggerimenti
Il senso di Dio e dell'alterità dell'uomo e della donna, il rispetto per il dono della vita in tutte le sue dimensioni, il senso del bene comune e dell'autorità giusta sono tanto realtà profetiche nella Chiesa quanto sfide per la società.
Permettetemi di citare alcune piste concrete che possono aiutarci a pensare alla governance.
L'Eucaristia e il significato di Dio
Se, come abbiamo visto, è l'Eucaristia a informare la coscienza cristiana, in che modo la celebrazione domenicale ci permette di entrare realmente nell'azione della grazia e di entrare in una dinamica diaconale e missionaria sempre più profonda? Come il ringraziamento informa la vita dei nostri fedeli? Come la vita quotidiana diventa eucaristica?
Come la celebrazione può introdurre i nostri fedeli alla gratuità, al riposo, al servizio di comunione e di fraternità, insomma alla sequela di Cristo? Come le parrocchie possono ispirare una dinamica di vita comunitaria?
La grazia dell'alterità
Come possiamo rivelare la grazia dell'alterità: l'alterità dell'uomo e della donna nell'ordine della creazione e l'alterità degli stati di vita e delle vocazioni nell'ordine della redenzione? Come possono i diversi stati di vita e le diverse vocazioni fare luce l'uno sull'altro? Mi sembra che sia in uno spirito di servizio alle vocazioni che la comunione diventa possibile. In che modo la vocazione sacerdotale espressa dai ministri ordinati serve la vocazione profetica delle persone consacrate e la vocazione regale dei laici? In che modo la vocazione profetica delle persone consacrate è al servizio della vocazione sacerdotale dei ministri ordinati e della vocazione regale dei laici? In che modo la vocazione regale dei laici è al servizio della vocazione profetica dei consacrati e della vocazione sacerdotale dei ministri ordinati? Se no, grazie al carisma diaconale esercitato da ciascuno, che permette a ciascuno di essere sacerdote, re e profeta...
Alla scuola dei più vulnerabili
Mi sembra che questo spirito di servizio possa essere vissuto solo se tutti, in un modo o nell'altro, sono al servizio dell'integrazione dei membri più vulnerabili della comunità. È da qui che nasce il potere redentivo di Cristo.
Le persone fragili e vulnerabili hanno spesso una viva consapevolezza della morte e della risurrezione del Signore. Ci insegnano ad acconsentire a questo cammino di abbassamento e risalita sulle orme di Cristo.
Il cardinale Newman parlava della coscienza in termini di “santuario”. È il luogo dell'incontro con Dio. Questo incontro è sempre possibile, qualunque sia la situazione della persona. Si tratta sempre di abbassarsi per ascoltare più profondamente e lasciarsi informare dalla voce di Dio. Come ci ricorda il Signore, è in questo senso che le prostitute e gli esattori delle tasse possono precederci. La loro conversione ci apre vie di salvezza inaudite. Educano la nostra coscienza a questa salvezza, che è l'unica parola autorevole. Poiché la Chiesa è fondata su di essa. Dobbiamo anche ricordare che ogni persona rimane dotata di questa consapevolezza della salvezza. Una persona con un handicap mentale o che, per altri motivi, è limitata nell'esercizio delle sue facoltà razionali, può avere una consapevolezza molto viva della salvezza. Infatti, se le facoltà umane sono abissali, il dono dello Spirito Santo permette alla persona di vivere la scelta di Dio al centro della sua esistenza, la scelta della vita eterna che risana ogni persona in spirito e verità. Allora la vera domanda è: come permettere a queste persone, spesso emarginate nella nostra società, di esercitare questa salutare autorità che è loro propria e senza la quale sarebbe difficile parlare di “comunione” e di governo?
Il cardinale Ratzinger ha parlato di una rinascita della Chiesa basata su piccole comunità la cui vita eucaristica nasce da questo servizio ai poveri. Se dobbiamo ripensare la governance, dobbiamo farlo sulla base di questo servizio alla vita dei piccoli, per riscoprire il carisma apostolico del primo secolo, delle prime chiese. Gli apostoli erano coloro che, seguendo le orme del loro maestro e Signore, erano chiamati a dare la vita per comunicare il deposito della fede, per testimoniare la morte e la risurrezione di Cristo. Nello stesso senso, Maria Maddalena è stata riconosciuta come l'apostolo degli apostoli. Le vite dei martiri e dei santi esprimono come la grazia apostolica abiti nel cuore del cristiano, anche se alcuni la esprimono in modo particolare attraverso il loro ministero.